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Un nano per la parità

oggi ho avuto un'esperienza illuminante. giovanna (mia moglie) è fuori per lavoro fino a domani. io ho smesso di lavorare alle tre e mi sono occupato di carlo (il nano) dalle tre... ad adesso. mi sono sempre reputato un uomo attivo in casa, collaborativo... insomma, un bravo e volenteroso papà. ma mi rendo conto che quel poco che faccio non è nulla di paragonabile a quello che fa mia moglie (e come lei tutte le donne che lavorano) ogni giorno.

ogni giorno, finito il suo lavoro fuori casa, lei rientra a casa (o riesce e va al parco, con la bella stagione) e si occupa della piccola peste fino a quando non rientro. a quel punto, qualcuno (io) si degna di darle una mano.

una persona che fa due lavori, perchè di questo si tratta, può mettere nel lavoro "ufficiale" le stesse energie di un uomo? la risposta è no. 

e se la risposta è no (e chiunque pensi il contrario è invitato a passare un pomeriggio da solo con mio figlio), vuol dire che l'unico obiettivo che dovremmo avere è livellare il campo di gara, mettere le donne davvero in condizione di competere. 

quote rosa? si. asili nido aziendali? si. detassazione dell'assunzione delle donne con figli? si. obbligo di congedo di paternità? si. e si a qualunque altra cosa che sia in grado di diminuire, se non annullare, la differenza di punto di partenza tra le donne e gli uomini nel mondo del lavoro. 

l'italia ha una risorsa (femminile, non a caso) enorme. deve sfruttarla. o aiutarla. che poi è lo stesso! 

 

Pubblicato il 17/6/2011 alle 22.49 nella rubrica Diario.

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