.
Annunci online

 
bombadillo 
ilblogdigregorioconsoli
<%if foto<>"0" then%>
 
  Ultime cose
Il mio profilo
  Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom
  addio pizzo
corriereweb
wittgenstein
barack obama
e adesso ammazzateci tutti
economist
la voce
nonsolomamma
roberto saviano
  cerca


 

Diario | La rubrica del calciofilo (a cura di giovanni cristofaro) | Appelli |
 
Diario
1visite.

14 giugno 2011

Altro pareggio?

I risultati sono inequivocabili. gli italiani hanno bocciato (insultato, deriso, spernacchiato) alcune leggi che rappresentavano punti cardine dell'azione del governo.

tralasciando le ovvie considerazioni sul legittimo impedimento (vero referendum personale), il nucleare ha rappresentato, in questa legislatura, quello che il ponte sullo stretto ha rappresentato nella precedente esperienza di governo del cavaliere: l'obiettivo indicato come prioritario, capace di catalizzare opposizioni diffuse nel paese. In entrambi i casi, il progetto non è stato realizzato. Il ponte si è arreso alle evidente inutilità dell’opera. L'opposizione al nucleare ha invece trovato sfogo in un maremoto di SI nella consultazione elettorale che ha annegato sul nascere (probabilmente per decenni) le fantasie nucleari italiane. Difficile pensare che questo non abbia ripercussioni sul governo. per l'ennesima volta ha dimostrato di non essere in grado di realizzare quanto si promette di fare. Dice Blair nella sua biografia che il popolo si aspetta da un leader la capacità di progettare, decidere e realizzare; è certo che incontrerà delle resistenze, ma la gente si aspetta che il leader sarà capace di sconfiggerle e realizzare ciò che si era prefissato. se un leader si dimostra incapace di farlo, smette di essere tale e gli elettori ne traggono le conseguenze. 
 
sull'acqua il discorso è diverso. sulla cosiddetta privatizzazione (che ci chiede l'Europa) erano d'accordo un po’ tutti fino a qualche tempo fa. da bersani, che faceva parte del governo che l'ha introdotta (almeno come possibilità),  a di pietro (il ministro che ha fissato il famoso 7% di remunerazione minima), alla maggionanza, che ha votato una legge ancora più "spinta", al terzo polo che annovera tra i suoi membri numerosi sostenitori dei privati nella gestione dell’acqua. era, in fondo, la battaglia degli ecologisti, della sinistra e della chiesa. diciamo, la stessa coalizione contraria alla guerra in iraq. una battaglia persa, insomma.  invece credo che siano stati proprio i quesiti sull'acqua quelli che hanno mobilitato le persone. legittimo impedimento, nucleare erano questioni importanti, ma distanti. l'acqua, invece, sgorga dai rubinetti di tutti gli italiani. ho iniziato a capire che sarebbe andata così quando la tata di carlo si è rivolta a me dicendomi "ma va a votare per l'acqua la prossima settimana". se il tema è arrivato all'angelo sudamericano che veglia sul nostro tesoro, credo sia arrivato a tutti. Di pietro (prima) e bersani & co (dopo) hanno solo fiutato il vento e si sono accodati, ma la valanga di SI l’hanno seguita, non determinata.
 
I referendum mi pare abbiano avuto l’effetto di chiarire, al di là di ogni ragionevole dubbio, l’aria che si respira in Italia. il partito maggioritario nel paese è il PAB - partito adesso basta (copyright BepSev). Non è un’alternativa di governo, ma è la coscienza collettiva della necessità di chiudere un’epoca. Ci diranno che il Cav è stato altre volte sull’orlo del precipizio e ne è sempre uscito, ma credo che questa volta sia diverso. Normalmente il Cav era capace di capovolgere le previsioni durante la campagna elettorale, questa volta il suo impegno ha avuto l’effetto opposto. Ancora più grave (per lui) aver dimostrato meno fiuto di Bersani nel capire dove andava l’elettorato sul referendum. Quando un leader populista non è in grado di convincere il popolo e perde anche la percezione di quello che il popolo desidera, la fine è avvicina.  
Cosa succederà.  Sembra facile prevedere che vinceranno gli “altri”. Non credo che operazioni di maquillage o cambi di cavallo in corsa nel centrodestra potranno produrre molto. Gli italiani hanno già deciso di cambiare e lo faranno. Resta da capire chi saranno gli altri e, soprattutto, chi sarà l’altro. Spero solo che ci evitino sante alleanze vendolabersanidipietrocasinifini sotto l’alto patronato di massimo baffetto d'alema. Il paese ha bisogno di altro.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. politica referendum governo baffetto

permalink | inviato da gregorioconsoli il 14/6/2011 alle 10:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

9 giugno 2011

Io vado a votare. 2 SI e 2 No

vado a votare. e questa è la prima (scontata) decisione. ho raccolto le firme per due referendum (per l'abolizione della quota proporzionale) e ho troppo rispetto per le centinaia di migliaia di persone che hanno firmato per darmi la possibilità di esprimermi per non farlo. non sono neanche convinto che sia legittimo non votare. legalmente lo è dicerto, ma moralmente e politicamente è un'altra cosa. la vera rivoluzione sarebbe cancellare il quorum e aumentare le firme necessarie per i referendum. avremmo comunque solo referendum su questioni di interesse generale (questo sarebbe un referendum firmato da 1 milione di persone), ma consentiremmo alla maggioranza dei votanti (e non ad una minoranza organizzata che sceglie di non votare) di decidere.

la decisione su come votare è stata più sofferta.

ero a favore del nucleare. anche dopo fukushima, ma la decisione tedesca ha colpito anche me. se i tedeschi hanno deciso di spegnere le loro, per spendere 20 miliardi di euro per aprire le nostre serve un buon motivo. e a me nessuno lo ha dato. Voto SI

sull'acqua si scontravano due idee piuttosto radicate in me. 1. nella prestazione dei servizi il privato è meglio del pubblico e 2. le privatizzazioni all'italiana sono un disastro. dovendo pensare se sarà più facile che lo stato impari a fare l'imprenditore o che impari a privatizzare e controllare l'interesse pubblico, opto per la seconda. lo spirito libare è più radicato in me di quanto io pensi. Voto 2 NO.

la decisione sul legittimo impedimento era scontata. Tutti i cittadini hanno pari dignita' sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. Voto SI.

2-2. non lo dite a signori che ci scommette sopra.

 

7 giugno 2011

Io vado a votare (2 Si, 1 No e 1 indeciso...)


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. democrazia referendum votare

permalink | inviato da gregorioconsoli il 7/6/2011 alle 16:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

17 giugno 2009

Week end al mare. E lunedì mattina a votare tre SI per non farci prendere per il c…ollo

Voglio essere chiaro fin dall'inizio. Sono a favore del sistema elettorale maggioritario uninominale a turno unico. Per capirci, quello in cui il paese è diviso in tanti collegi quanti sono i deputati e i cittadini eleggono direttamente il candidato che preferiscono, tra quelli presenti nel collegio. Chi prende più voti nel collegio va in parlamento. Chi ne prende meno del primo, no.

Proprio per questo motivo, sabato e domenica vado al mare, ma lunedì vado a votare 3 SI al referendum elettorale.

Vado a votare tre SI perché voglio abrogare la legge porcata che ha tolto al popolo sovrano il diritto di scegliere i propri rappresentanti in parlamento.

La legge elettorale vigente consente di scegliere la coalizione chiamata a governare e, di fatto, i soli parlamentari che costituiscono il premio di maggioranza assegnato alla coalizione vincente (circa il 10% del totale). Ma non assicura alcuna scelta su tutti gli altri membri del parlamento. Per capirci, alle ultime elezioni, a prescindere da chi avete votato, i primi candidati di ciascuna lista regionale (dai primi due ai primi dieci a seconda della regione) delle due coalizioni principali erano sicuri di essere eletti il giorno prima delle votazioni. A causa di questa legge, ci siamo trovati un parlamento pieno di nani, ballerine, autisti e portaborse.

Vado a votare SI anche perché non accetto la falsificazione con cui è stato presentato il referendum agli italiani e il ricatto che da tale falsificazione è derivato.

Mi si perdonino poche righe tecniche. Fosse stato per i promotori, il referendum proposto si sarebbe limitato ad abrogare la legge porcata rimettendo al parlamento l’obbligo di votare una nuova legge diversa da questa o avrebbe contrapposto a questa legge una legge maggioritaria che attribuisse il diritto di scelta ai cittadini. Sarebbe stato più semplice convincere gli italiani a votare SI.

Purtroppo questo non è possibile per due ragioni. Primo. In Italia il referendum è solo abrogativo. Non si può quindi proporre una alternativa alla legge che si vuole abrogare. Secondo. In materia di legge elettorale, l’abrogazione integrale della legge non è consentita. Infatti, alcuni anni fa, la Corte Costituzionale ha sentenziato che i referendum abrogativi sono ammissibili, in materia di legge elettorale, solo se modificano chirurgicamente la legge esistente in modo da consentire che la legge risultante dall’approvazione del referendum possa essere utilizzata per nuove elezioni sin dal giorno successivo a quello del referendum.

I promotori si sono quindi ingegnati per trovare un quesito che consentisse di chiedere l’abrogazione della legge porcata, rispettando i limiti imposti dalla Corte Costituzionale.

Ed ecco che arriviamo alla falsificazione. Molti detrattori del referendum invitano a boicottare lo stesso dicendo che la legge risultante in caso di approvazione sarebbe peggiore della legge attuale.

Anche qui è doveroso essere chiari. La legge risultante dall’approvazione del parlamento non sarebbe peggiore di quella attuale, ma non sarebbe comunque una buona legge. Quello che i detrattori non dicono è che è impossibile che dal referendum esca una legge radicalmente diversa dalla legge porcata. Quello della legge autoapplicativa è solo un escamotage tecnico per sottoporre il referendum alla volontà popolare.

E allora? Allora votare si, votare no o non votare non esprime una scelta tra due leggi diverse. La vera scelta che si pone agli elettori è: SI o NO all’abrogazione della legge porcata.

E su questo, io non ho dubbi. Voto SI. Sperando che questo parlamento di nominati faccia poi una nuova legge elettorale. Sarà maggioritaria o proporzionale, ad un turno o a due, ma sarà comunque migliore di questa.

A lunedì.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. referendum legge elettorale

permalink | inviato da gregorioconsoli il 17/6/2009 alle 16:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

9 aprile 2009

Appello al Presidente del Consiglio

Presidente Berlusconi

l’Abruzzo ha bisogno di aiuti immediati per far fronte all’emergenza di queste ore e tra brevissimo tempo dovrà affrontare il più velocemente possibile la fase di ricostruzione.
E’ per questo che un paese responsabile il 7 giugno, senza ombra di dubbio, sceglie di fare l’election day accorpando le elezioni europee, amministrative e il referendum risparmiando così quei 400 milioni di euro che potrebbero servire a ridare una casa agli abruzzesi che sono rimasti senza tetto, a ricostruire le scuole, gli ospedali e tutti gli edifici pubblici danneggiati o distrutti dal terremoto.


*  *  *

Firmate la petizione su 
http://www.petitiononline.com/italelec/petition.html 

8 aprile 2009

Referendum e portafoglio... 2. E se i soldi li usassimo per l'Abruzzo?

E se il governo decidesse di accorpare referendum e amministrative e utilizzasse i 400 milioni risparmiati per l'Abruzzo?

Troppo lineare. Troppo facile. Non lo faranno mai.

Salvo che Tremonti....

2 aprile 2009

Referendum e portafoglio... Tremonti aiutaci tu!

È difficile sostenere il referendum oggi. È difficile sostenerlo per i membri del comitato promotore, è difficile sostenerlo per tutti coloro che si sono attivati in questi mesi, è difficile sostenerlo per l’opinione pubblica e per i giornali.

È difficile sostenere il referendum perché il principale obiettivo dello stesso è la semplificazione del quadro politico, è la possibilità di attribuire il premio di maggioranza al partito che prende più voti (invece che alla coalizione). Tutto questo è, in buona parte, già avvenuto alle ultime elezioni politiche senza necessità di modificare la legge elettorale.

È difficile sostenere il referendum perché tutti quelli che lo sostengono sono sostenitori di sistemi uninominali maggioritari mentre la legge che verrebbe fuori dal referendum continuerebbe ad essere una legge proporzionale, seppure con un premio di maggioranza che ne accentua gli aspetti maggioritari.

È difficile sostenere il referendum perché è difficile convincere gli elettori quando chi dovrebbe farlo deve utilizzare ragionamenti complessi per spiegare il miglioramento che votare SI porterebbe alla legge elettorale e alla vita degli italiani.

Non sarebbe dunque difficile, per gli oppositori del referendum, votare NO e convincere tanta gente a farlo. Non sarebbe difficile fare una campagna elettorale vera in cui spiegare agli italiani che è inutile votare SI al referendum perché il Cavaliere e Veltroni il bipartitismo lo hanno già fatto.

Troppo lineare. Troppo democratico. Troppo pericoloso.

Nonostante gli oppositori del referendum (alcuni dei quali, leggi Lega, decisivi per le sorti del governo) potrebbero avere vita facile in una campagna elettorale aperta su questi temi, chi ne ha il potere ha già deciso di non correre rischi. Per evitare che gli italiani si esprimano apertamente sul tema e i sostenitori delle due diverse fazioni si confrontino ad armi pari, il Governo ha deciso di far tenere il referendum in una data diversa da quella delle elezioni europee e amministrative, che – con sottile ironia – hanno chiamato election day.

Far votare il referendum nello stesso giorno delle elezioni europee avrebbe garantito il raggiungimento del quorum e avrebbe consentito ai due schieramenti (SI vs NO) un confronto aperto. Viceversa, far tenere il referendum la settimana successiva rende estremamente più difficile il raggiungimento del quorum garantendo ai sostenitori del NO un indebito vantaggio.

La scelta, peraltro, non è scevra da conseguenze in termini di costo. Come stimato da alcuni economisti de lavoce.info (http://www.lavoce.info/articoli/-conti_pubblici/pagina1000964.html) tenere il referendum in una data diversa dal finto election day comporta “tra costi diretti e indiretti (…) un costo complessivo per la collettività di circa 400 milioni di euro”. Anche qualora il Governo decidesse – nel tentativo di evitare la ridicola situazione di far votare gli italiani tre fine settimana consecutivi – di far tenere il referendum insieme ai ballottaggi per le amministrative (che si tengono due settimane dopo l’election day), gli stessi economisti de lavoce.info hanno calcolato un risparmio di 87 dei 400 milioni di costi aggiuntivi stimati.

Se non si vuole adottare la decisione di accorpare referendum ed europee in un vero election day per amore della democrazia, lo si potrebbe almeno fare per amore del portafoglio.

Tremonti aiutaci tu.

26 gennaio 2009

Restituite la parola ai cittadini

 Tutto il mondo guarda con ammirazione alla straordinaria capacità di rinnovamento della società americana, al grande esempio di democrazia offerto dalle primarie e dal civilissimo confronto tra i candidati alla Casa Bianca. Il carattere, la storia, la cultura di quella società sono stati determinanti. Ma nulla sarebbe stato possibile se la vita pubblica degli Stati Uniti non fosse basata su alcune regole fondamentali, che ne fanno una democrazia aperta, incompatibile con qualunque chiusura dall'alto.

Queste regole sono innanzitutto:

1) le primarie, che affidano ai cittadini la scelta di ogni candidatura;
2) il collegio uninominale maggioritario, che crea un solido legame tra eletto ed elettore;
3) la scelta popolare del governo;
4) il bipartitismo,  che porta chiarezza e stabilità;
5) la separazione dei poteri e la reale autonomia delle diverse istituzioni.


Noi siamo invece  impantanati in una transizione infinita che ha condotto a un Parlamento nominato dai capipartito. E le dichiarazioni di chi vuole imitare Barack Obama rendono ancora più evidente la distanza. Perché da noi non nascerà alcun Obama e non vedremo grandi cambiamenti se non rompiamo gli schemi che ingessano la politica.

Nel momento in cui, per uscire dalla transizione, si guarda a grandi modelli, noi proponiamo di assumere come punto di riferimento proprio la  democrazia americana, perché crediamo che sia la strada giusta per rinnovare davvero la nostra vita pubblica. E' una convinzione che accomuna già una larga parte degli italiani. E noi, come liberi cittadini, vogliamo dar voce insieme a loro a questa grande speranza  di cambiamento.

Aderisci all'appello sopra riportato su http://www.perlademocrazia.it/ 


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. politica democrazia appello referendum

permalink | inviato da gregorioconsoli il 26/1/2009 alle 14:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia
maggio        settembre