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Diario | La rubrica del calciofilo (a cura di giovanni cristofaro) | Appelli |
 
Diario
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31 maggio 2011

Un raggio di sole

“abbiamo pareggiato 4-0”. Un Bersani raggiante ha sintetizzato così il risultato dei ballottaggi. Mi pare una buona sintesi.
 
La domanda più ricorrente adesso è diventata “quanto cade Berlusconi?”. Devo dire che il tema non mi sembra dei più rilevanti. Non so cosa succederà nel centrodestra. Difficile prevederlo. Entrambe le ipotesi sul tavolo non mi pare cambino molto. Crollo rovinoso nel giro di qualche mese o lento logorio per i prossimi due anni. Quello che mi sembra chiaro è che il Cav. ha completato il suo percorso alla guida del paese. Se la fine formale sarà nel 2011 o tra due anni, mi sembra poco più che un dettaglio.
 
La vera questione mi sembra un’altra. Esiste in questo momento un’alternativa credibile capace di dare slancio al paese? I primi segnali non sono stati incoraggianti. D’Alema e Casini che parlano di improbabili alleanze il giorno della vittoria del centrosinistra sono inquietanti. Ritengo però che qualche segnale incoraggiante ci sia. E sia più nel metodo che nel merito. Provo a spiegarmi meglio
 
È indubbio che il centrosinistra ha vinto le elezioni. Milano, Napoli, Cagliari, Trieste e altre 14 città capoluogo sono lì a testimoniarlo. È altrettanto certo che a Milano, Napoli e Cagliari i candidati vincenti non vengono né dal PD né, in almeno due casi, dall’apparato dei partiti di provenienza.
 
Molti hanno provato, banalizzando, a dire che questa è una sconfitta del PD che vince solo dove deve affidarsi, suo malgrado, a personalità esterne. Credo che questa critica colga nel segno solo in minima parte.
 
Credo sia vero che ci sia una forte insofferenza dell’elettorato di centrosinistra nei confronti dei dirigenti del PD. Lo testimoniano le sconfitte che Bersani&Co. hanno collezionato nelle primarie in tutta Italia. Dinamica sempre simile. Il PD locale/nazionale candida qualcuno e i cittadini, scientificamente, votano l’altro. Anche Napoli è in questa linea. Non si consentono primarie vere e al primo turno, utilizzabile come elezioni primarie, i cittadini votano l’“altro”.
 
Credo però che questo sia possibile solo nel centrosinistra. L’intuizione di Parisi di qualche anno fa inizia a dare i suoi frutti. Nell’idea di Parisi le primarie dovevano essere lo strumento principe di ricambio della classe dirigente, lo strumento per allineare sempre le scelte del partito ai desideri del suo elettorato. Questo strumento sta funzionando. Se un merito si vuole attribuire a Bersani e quello di avere accettato (non so quanto volentieri) lo spirito delle primarie. Nelle primarie si vince o si perde, ma, una volta scelto il candidato, quello è il candidato di tutti e con quel candidato si vince o si perde.
 
Cosa può succedere ora? Può succedere che Bersani&Co. accettino questa dinamica anche a livello nazionale (con il rischio che qualcuno gli scippi la candidatura a premier) o può succedere che, dalemianamente, provino l’ennesimo giochetto di palazzo per sterilizzare le primarie, magari per fare un’alleanza con il terzo polo.
 
Ho l’impressione che se si continua sulla prima strada, chiunque sarà il candidato premier del centrosinistra, avrà una chance di governare il paese, e di farlo sull’onda dell’entusiasmo. Nel caso contrario, riusciranno davvero a pareggiare le prossime elezioni.
 
In fondo, la soluzione è semplice: primarie sempre!
 
PS: in bocca al lupo a Pisapia e, soprattutto, a LdM. Dopo aver vinto le elezioni, adesso tocca loro rispettare le promesse elettorali.
 
 
 


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permalink | inviato da gregorioconsoli il 31/5/2011 alle 17:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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