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Diario | La rubrica del calciofilo (a cura di giovanni cristofaro) | Appelli |
 
Diario
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14 giugno 2011

Altro pareggio?

I risultati sono inequivocabili. gli italiani hanno bocciato (insultato, deriso, spernacchiato) alcune leggi che rappresentavano punti cardine dell'azione del governo.

tralasciando le ovvie considerazioni sul legittimo impedimento (vero referendum personale), il nucleare ha rappresentato, in questa legislatura, quello che il ponte sullo stretto ha rappresentato nella precedente esperienza di governo del cavaliere: l'obiettivo indicato come prioritario, capace di catalizzare opposizioni diffuse nel paese. In entrambi i casi, il progetto non è stato realizzato. Il ponte si è arreso alle evidente inutilità dell’opera. L'opposizione al nucleare ha invece trovato sfogo in un maremoto di SI nella consultazione elettorale che ha annegato sul nascere (probabilmente per decenni) le fantasie nucleari italiane. Difficile pensare che questo non abbia ripercussioni sul governo. per l'ennesima volta ha dimostrato di non essere in grado di realizzare quanto si promette di fare. Dice Blair nella sua biografia che il popolo si aspetta da un leader la capacità di progettare, decidere e realizzare; è certo che incontrerà delle resistenze, ma la gente si aspetta che il leader sarà capace di sconfiggerle e realizzare ciò che si era prefissato. se un leader si dimostra incapace di farlo, smette di essere tale e gli elettori ne traggono le conseguenze. 
 
sull'acqua il discorso è diverso. sulla cosiddetta privatizzazione (che ci chiede l'Europa) erano d'accordo un po’ tutti fino a qualche tempo fa. da bersani, che faceva parte del governo che l'ha introdotta (almeno come possibilità),  a di pietro (il ministro che ha fissato il famoso 7% di remunerazione minima), alla maggionanza, che ha votato una legge ancora più "spinta", al terzo polo che annovera tra i suoi membri numerosi sostenitori dei privati nella gestione dell’acqua. era, in fondo, la battaglia degli ecologisti, della sinistra e della chiesa. diciamo, la stessa coalizione contraria alla guerra in iraq. una battaglia persa, insomma.  invece credo che siano stati proprio i quesiti sull'acqua quelli che hanno mobilitato le persone. legittimo impedimento, nucleare erano questioni importanti, ma distanti. l'acqua, invece, sgorga dai rubinetti di tutti gli italiani. ho iniziato a capire che sarebbe andata così quando la tata di carlo si è rivolta a me dicendomi "ma va a votare per l'acqua la prossima settimana". se il tema è arrivato all'angelo sudamericano che veglia sul nostro tesoro, credo sia arrivato a tutti. Di pietro (prima) e bersani & co (dopo) hanno solo fiutato il vento e si sono accodati, ma la valanga di SI l’hanno seguita, non determinata.
 
I referendum mi pare abbiano avuto l’effetto di chiarire, al di là di ogni ragionevole dubbio, l’aria che si respira in Italia. il partito maggioritario nel paese è il PAB - partito adesso basta (copyright BepSev). Non è un’alternativa di governo, ma è la coscienza collettiva della necessità di chiudere un’epoca. Ci diranno che il Cav è stato altre volte sull’orlo del precipizio e ne è sempre uscito, ma credo che questa volta sia diverso. Normalmente il Cav era capace di capovolgere le previsioni durante la campagna elettorale, questa volta il suo impegno ha avuto l’effetto opposto. Ancora più grave (per lui) aver dimostrato meno fiuto di Bersani nel capire dove andava l’elettorato sul referendum. Quando un leader populista non è in grado di convincere il popolo e perde anche la percezione di quello che il popolo desidera, la fine è avvicina.  
Cosa succederà.  Sembra facile prevedere che vinceranno gli “altri”. Non credo che operazioni di maquillage o cambi di cavallo in corsa nel centrodestra potranno produrre molto. Gli italiani hanno già deciso di cambiare e lo faranno. Resta da capire chi saranno gli altri e, soprattutto, chi sarà l’altro. Spero solo che ci evitino sante alleanze vendolabersanidipietrocasinifini sotto l’alto patronato di massimo baffetto d'alema. Il paese ha bisogno di altro.


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permalink | inviato da gregorioconsoli il 14/6/2011 alle 10:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

24 aprile 2009

Il "pagellino" del governo.

L’8 maggio 2008, in uno dei primi post di questo blog (http://gregorioconsoli.go.ilcannocchiale.it/?yy=2008&mm=5&r=132897), sospendevo il giudizio sul nuovo governo in attesa di vedere le prime azioni concrete. Oggi, a distanza di un anno, è tempo di primi bilanci e di primi voti. In breve, il pagellino del governo.

Anticipo subito che le mie previsioni erano in larga parte sbagliate. Quelli da cui mi attendevo molto hanno fatto poco e – come direbbe l’amico Calciofilo – alcuni outsider hanno offerto prestazioni di rilievo al di sopra delle aspettative.

Cosa mi è piaciuto e cosa non mi è piaciuto dei primi 12 mesi. Mi è piaciuta la gestione dell’emergenza rifiuti, il piglio decisionista e i militari a protezione delle discariche; mi è piaciuta la gestione dell’emergenza in Abruzzo, mi è piaciuta la (non) gestione della crisi finanziaria, mi sono piaciute le decisioni anti-fannulloni. Non mi è piaciuta la gestione dell’affare Alitalia, non mi sono piaciuti i militari per le strade di Roma e Milano, non mi è piaciuta la presa di posizione sul caso Eluana Englaro, non mi sono piaciuti i salvataggi (a spese dei contribuenti) dei comuni disastrati della Sicilia, non mi è piaciuto lo stop alle liberalizzazioni, non mi sono piaciute le macchiette all’estero del premier.

Adesso i voti.

Renato Brunetta – Voto 8. Il miglior ministro del governo Berlusconi. La crociata anti-fannulloni e per la trasparenza nella PA ha trovato il giusto consenso degli italiani. È diventata una bandiera in cui si riconoscono coloro i quali vorrebbero eliminare un po’ delle sacche di inefficienza che rallentano il nostro Paese. Ha dimostrato doti da scattista; adesso è atteso ad una conferma sulla lunga distanza.

Luca Zaia – Voto 7. Il ministro col trattore. Sa di che parla anche quando parla delle importazioni di ananas. Apprezzato da tutti gli operatori del settore. Se avessimo altri dieci ministri così, in cinque anni saremmo un paese migliore.

Roberto Calderoli – Voto 6,5. Lo avevo pronosticato come una delle note liete di questo governo, sono contento di averci azzeccato. La prima sforbiciata alle leggi è un buon inizio (salvo qualche eccesso di foga che ha cancellato leggi utili…). Ha sorpreso la sua capacità di mediare sul federalismo fiscale. Si è dimostrato uomo ragionevole capace di estrarre frutti dal dibattito parlamentare.

Giulio Tremonti – Voto 6. I lettori del blog lo avranno capito. Il mio giudizio sul ministro dell’economia non è negativo. Per bravura, necessità o fortuna che sia, il Ministro ha indovinato la gestione della crisi nel primo anno facendo l’unica cosa da fare… fuffa. Non ha speso un euro (o quasi) di soldi pubblici, che sarebbero stati inghiottiti nel buco nero della crisi ed è riuscito, allo stesso tempo, a rassicurare gli italiani e ad evitare la corsa agli sportelli che sarebbe stata disastrosa per le banche nazionali. Due ombre: sulla lotta all’evasione la percezione è che si stia facendo davvero pochino e si stia utilizzando l’evasione come forma di ammortizzatore sociale; sul fronte della spesa, si conferma l’idea che i governi di centrodestra hanno difficoltà a contenerla.

Gianni Letta – Voto 6 di stima. Meno presente e meno decisivo di quanto ci si aspettasse. Sembra schiacciato da alcune personalità forti del governo.

Umberto Bossi – Voto 6. In questa legislatura porterà a casa il federalismo fiscale. Sarà forse più merito di Calderoli che di Bossi, ma il Senatur avrà comunque il merito di esserci stato.

Angelino Alfano – Voto 5,5. Partito bene, attivo, conciliante. Si è poi spento con l’andare avanti della partita. Lo si attende a prove più decisive.

Roberto Maroni – Voto 5. Dopo la felice esperienza al Ministero del welfare, mi aspettavo molto da lui. Incalzato a destra da La Russa, costretto ad inseguire (senza successo) le posizione degli ultras leghisti sul tema immigrazione, inefficace sul tema sbarchi-lampedusa. Da rivedere, insomma.

Maria Stella Gelmini – Voto 5 di incoraggiamento. È partita malissimo: riforma della scuola eterodiretta che ha scontentato studenti e genitori (cioè gli utenti), prese di posizioni incomprensibili su voto in condotta e grembiuli. È stata una delle più attive nella gestione delle problematiche della scuola legate al terremoto in Abruzzo, mostrando una discreta capacità di reazione.

Franco Frattini – Voto 5. Leggerino, leggero, anzi leggerissimo. Soffre la presenza ingombrante del cavaliere ai meeting internazionali. Incapace di incarnare la linea di politica estera del governo troppo legata alla figura del premier. Unica mossa azzeccata, la non partecipazione della delegazione italiana a Durban 2.

Giorgia Meloni Voto 5. Pronostico sbagliato. Delusione.

Ignazio La Russa – Voto 4. Sperava di avere una bella missione militare in cui spedire i nostri soldati; non l’ha avuta. Per compensare ha pensato di utilizzare l’esercito per scopi di pubblica sicurezza. Mi sembra una pessima idea. Sarà che i militari per strada mi ricordano il Sudamerica.

Claudio Scajola – Voto 4. Sembra un ministro confuso a capo di un ministero che si occupa di tutto e niente. Era quello con l’eredità più difficile. Bersani era uno dei pochi ministri del governo Prodi ricordati per aver fatto qualcosa di buono. Sul fronte delle liberalizzazioni, ha perso l’occasione di continuare l’operato del suo predecessore. Sull’energia è sembrato fuori tempo: annunciare gli investimenti sul nucleare mentre Obama lancia il new deal dell’energie rinnovabili… sic. Sul fronte sviluppo economico si è visto sfilare da Palazzo Chigi le risorse usualmente gestite dal Ministero. Un disastro.

Mara Carfagna e Stefania Prestigiacomo – Voto 3. Prestigiacomo, non pervenuta. Nell’anno in cui Obama vince le elezioni promettendo energie rinnovabili, il nostro ministro dell’ambiente è costretta a sorridere mentre il governo decide il ritorno al nucleare (vedi sopra). Prende posizione sul caso Englaro, salvo squagliarsi in consiglio dei ministri davanti all’aut aut del Cavaliere. Inconsistente. La Carfagna, fatua come il suo curriculum. Poche iniziative e qualche gaffe di troppo. Un consiglio: ridia il posto alla Prestigiacomo e torni a fare la portavoce del PDL. Potrebbe far bene ad entrambe.

Altero Matteoli – Voto 3. Dove è stato? Cosa ha fatto? Boh! Evanescente.

Maurizio Sacconi – Voto 2 di frustrazione. Grandi aspettative, risultati deludenti. Ci si aspettava molto da lui. Che completasse la riforma del mercato del lavoro, innanzitutto. Si diceva, abbiamo introdotto la flessibilità, mancano i correttivi (ammortizzatori sociali, tassazione incentivante il lavoro stabile..:). Nulla di tutto ciò. Ha contribuito a finanziare gli ammortizzatori sociali con meccanismi e logiche discrezionali. Per il resto, l’unica posizione degna di note è quella, a dir poco criticabile, contro la clinica che ha ospitato gli ultimi giorni di Eluana Englaro. Mai si era visto un così sfacciato tentativo di abuso di potere, per di più a fini etici. Faremmo volentieri a meno di lui.

Gianfranco Rotondi, Andrea Ronchi; Raffaele Fitto; Elio Vito. Senza voto.

E il Cavaliere? Silvio Berlusconi – Voto 6. Se tre indizi fanno una prova, il Cavaliere porta male (o almeno non porta bene). Dopo aver iniziato il suo secondo governo (2001) con l’11 settembre, nel primo anno del nuovo governo deve affrontare la crisi finanziaria mondiale e il terremoto in Abruzzo. Un uno-due da far tremare i polsi. Nelle emergenze, è riuscito a dare una impronta decisionista al suo governo. Ha dato una sterzata al sistema di gestione dei rifiuti a Napoli portando a compimento il primo termovalorizzatore (primo di una lunga serie, si spera); sta gestendo l’emergenza terremoto in maniera egregia: se Bush aveva peccato nella presenza sul territorio e nel coordinamento delle iniziative a New Orleans, il Presidente si fa vedere ogni 48ore a l’Aquila dando l’impressione di dare sempre nuovo impulso alle attività sul campo. Non mancano le ombre. La soluzione CAI-Alitalia si è rilevata estremamente onerosa per i cittadini oltre che irrispettosa della concorrenza e degli utenti della compagnia; sul caso Englaro ha smentito la storica posizione liberale sulle questioni etiche schierando – in modo cinico – il governo su un tema che attiene le coscienze individuali; alcuni eccessi di populismo continuano a macchiare la sua immagine. Infine, l’atteggiamento macchiettista del premier all’estero può andare bene ad uso e consumo dei giornalisti e degli elettori italiani, ma incarna il peggio degli italiani in gita premio all’estero e rischia di dare l’idea di scarsa consistenza della politica estera italiana e di lasciare il Paese ai margini della comunità internazionale.

***

Finisco di scrivere il post e leggo del G8 a L’Aquila e delle soubrette candidate al parlamento europeo. Mi viene voglia di abbassare il voto, ma i voti non si danno a caldo. Ci sarà tempo per commentare.

8 maggio 2008

E adesso vediamo cosa fanno…

Presidente del Consiglio dei Ministri – Silvio Berlusconi
Sottosegretario alla Presidenza del CdM – Gianni Letta
Ministro dell’Interno – Roberto Maroni
Ministro degli Esteri – Franco Frattini
Ministro della Giustizia Angelino Alfano
Ministro dell’economia e finanze Giulio Tremonti
Ministro della Difesa Ignazio La Russa
Ministro dello sviluppo economico Claudio Scajola
Ministro della Pubblica istruzione Maria Stella Gelmini
Ministro delle politiche agricole Luca Zaia
Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo
Ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli
Ministro del Welfare Maurizio Sacconi
Ministro dei Beni culturali Sandro Bondi
Ministro delle Riforme Umberto Bossi
Ministro della Semplificazione Roberto Calderoli
Ministro dell’attuazione Programma Gianfranco Rotondi
Ministro delle Politiche Comunitarie Andrea Ronchi
Ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna
Ministro degli Affari regionali Raffaele Fitto
Ministro delle Politiche giovanili Giorgia Meloni
Ministro dei Rapporti con parlamento Elio Vito
Ministro dell’Innovazione Renato Brunetta.

Questa la lista. Primo pensiero, a caldo: basso profilo dei ministri, governo del Presidente. Secondo pensiero: alcuni sono impresentabili. Terzo pensiero, a freddo: a guardar bene, alcuni dei “loro” sono meglio di tanti “nostri”: letta, maroni, frattini, prestigiacomo, sacconi, calderoli (si, proprio lui, alla semplificazione farà bene: serve l'accetta), fitto, meloni, la gelmini non la conosco, ma almeno è una donna ad un ministero vero. Quarto pensiero: beh, adesso vediamo cosa fanno.

Il Governo è in continuità con gli ultimi vent’anni. Per un momento avevo sperato che, dall’alto, cambiassero squadra e prospettiva. Ma, naturalmente era l’illusione di un momento. È normale così. Questo è il “loro” momento e il “loro” progetto, questi gli uomini e le donne (poche, per la verità) con cui intendono realizzarlo. Non credo cambieranno l’Italia, ma, come a tutti, bisogna dar loro il beneficio del dubbio e sospendere il giudizio. Non per anni, per qualche mese. Il tempo di vedere come partono e che progetti mettono in pista.

Una sola considerazione con lo sguardo rivolto al “nostro” campo. Nonostante tutto, dal 1994 ad oggi (http://www.governo.it/Governo/Governi/berlusconi1.html), il centrodestra ha migliorato la qualità media dei propri rappresentanti e della propria classe dirigente (e anche alcuni di quelli che erano presenti allora sono migliorati negli anni). Siamo sicuri che nel centrosinistra possiamo dire lo stesso?


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permalink | inviato da gregorioconsoli il 8/5/2008 alle 9:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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